Successo

Come ottenerlo

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2008
27
Gen

DOVE VUOI ANDARE?

di Massimiliano Zarrilli



“Se vuoi una vita felice,

devi dedicarla a un obiettivo,

non a delle persone o a delle cose”.

Albert Einstein

 

 

 

 

Avere un obiettivo è necessario.

 

Chi sa dove andare può anche condurre, dirigere, aiutare a risolvere i problemi espressi o inespressi dei propri simili.

Lao-Tzu, Il leggendario maestro dell’antica dottrina taoista, disse: “Conoscere il proprio obiettivo è sinonimo di sicurezza; solo la sicurezza porta la tranquillità; solo la tranquillità porta la pace interiore; solo la pace interiore permette ragionamenti seri e assennati; solo ragionamenti seri e assennati portano al successo”.

 

Qual è il modo più radicale per scansare o superare i dubbi che nascono nel chiuso della propria interiorità? Avere un obiettivo concreto e degno di essere raggiunto.

 

Un uomo d’affari americano in vacanza in Messico era fermo sul molo di un piccolo villaggio costiero, quando una minusco­la barca con un solo pescatore a bordo si avvicinò. Nella barca c’erano alcuni tonni molto grandi e molto belli; l’americano si complimentò con il pescatore per la qualità del suo pesce e gli chiese quanto tempo c’era voluto per catturarlo.

Il messicano replicò: "Non molto, señor, sono stato fuori in mare con la mia barca solo per poche ore".

L’americano, sorpreso, chiese: "Voi siete evidentemente un buon pescatore, e questi sono pesci molto belli; allora, perché non siete rimasto fuori più a lungo e ne avete catturati di più?".

Il messicano rise: "Perché avrei dovuto farlo, señor? Guada­gno abbastanza da mantenere me e la mia famiglia, non ho bi­sogno di altro pesce".

Allora il turista chiese: "Che cosa fate, quindi, con il resto del vostro tempo?".

Il pescatore messicano rispose: "Sono completamente libero di fare tutto quello che mi pare. Gioco con i miei bambini, fac­cio la siesta con mia moglie, tutte le sere vado al villaggio dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amici. Ho una vita pie­na e gratificante, señor ".

Deridendolo, l’americano disse: "Ah, lei la pensa così ades­so…". Estrasse il suo biglietto da visita: "Sono laureato a Harvard in business management, e posso aiutarla. Per come la ve­do io, lei dovrebbe trascorrere più tempo a pescare ogni giorno, e con i proventi dì quello che cattura potrebbe acquistare una barca più grande. Dopo qualche tempo potrebbe vendere la barca più grande e comprarne diverse, e alla fine diventare pro­prietario di una flotta. Avremmo bisogno di assumere più pe­scatori, per forza, ma non si preoccupi. Conosco la persona giusta per aiutarci a sceglierli".

A quel punto l’americano aveva già estratto un bloc-notes ed era affaccendato con flow chart e diagrammi.

"In pochi anni", continuò, "invece di vendere il suo pesce a un intermediario, potrebbe venderlo direttamente alle indu­strie di trasformazione, e alla fine aprire la sua fabbrica di in­scatolamento. In quel modo, potrebbe controllare il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Ovviamente dovrà lasciare questo villaggio e trasferirsi, per esempio a Città del Messico: comprenderà, abbiamo bisogno di accrescere il suo profilo sul mercato. Da lì, probabilmente si sposterà a Los Angeles e poi a New York, dove potrà controllare il successo del suo business in espansione".

L’americano si interruppe senza fiato, e aspettò che il pesca­tore esprimesse la sua gratitudine per i consigli ricevuti. Il messicano riflette: "Scusi, señor, ma quanto tempo ci vorrà per rutto questo?".

L’americano, che ora stava lavorando con la sua calcolatrice Psion e scriveva sul suo bloc-notes, rispose: "Oh, direi qualcosa come 15 o 20 anni".

"Ma poi, señor?".

L’americano rise e rispose: "Ecco la parte migliore. Al mo­mento giusto - e sarò felice di avvisarla quando sarà arrivato -potrà mettere la società sul mercato azionario, vendere le sue quote al pubblico e diventare molto ricco. Farà milioni".

"Milioni, señor?", chiese il pescatore, sfregandosi il mento. "E dopo tutto questo, che cosa ancora?".

L’americano rispose: "Be’, alla fine potrà ritirarsi da uomo ricco, e scegliere esattamente la vita che desidera per lei e la sua famiglia. Per esempio, potrebbe trasferirsi in un piccolo villaggio di pescatori sulla costa. Sarà completamente libero di fare quello che vuole: potrà giocare con i suoi figli, fare la siesta con sua moglie e andare al villaggio tutte le sere, a bere vino e a suonare la chitarra con gli amici. Potrà avere una vita piena e gratificante".

Il pescatore riflette per un momento e disse: "Grazie per i consigli, señor, ma se non le spiace credo che risparmierò i 15 anni, e resterò esattamente dove sono!".

 

In che modo dobbiamo agire perché i nostri desideri possano trasformarsi in obiettivi concreti e raggiungibili?

 

Spesso è proprio la mancanza di concretezza e di definizione delle nostre mete ad impedirci di raggiungerle. Dobbiamo quindi chiederci che cosa sia un obiettivo.

Dedicare maggior tempo alla famiglia potrebbe essere considerato un obiettivo? Oppure è solo un desiderio?

Distinguere i desideri dagli obiettivi è alla base della nostra vita. Possiamo dire che un obiettivo è qualcosa di concreto e misurabile. Quindi, trovare più tempo libero per la famiglia è soltanto un desiderio. Perché diventi un obiettivo dovremmo specificare: “Al sabato voglio stare due ore con la mia famiglia”.

Insomma è necessario concretizzare quello che altrimenti rimarrebbe soltanto una chimera. Ogni volta che non definiamo in modo concreto e misurabile il nostro obiettivo, ci troviamo di fronte ad un vago desiderio.

Se abbiamo un obiettivo, troveremo automaticamente anche la strada per raggiungerlo. Molte persone formulano le loro aspirazioni in questo modo: “Vorrei vivere meglio”, “Vorrei avere più soldi”, o ancora “Vorrei avere successo”. Ma se non provvedono a sviluppare una definizione misurabile del risultato da raggiungere, esso rimarrà sempre un semplice desiderio.

Mai fare come quel tizio che carponi per terra sotto un lampione era tutto intento a cercare qualcosa sul terreno.

Un uomo che stava ritornando a casa a notte fonda lo incontrò e vedendolo gli chiese: “che cosa stai cercando?”. “Sto cercando le chiavi della mia casa”.

“Lascia che ti aiuti”, replicò l’uomo, e si mise subito carponi vicino al tizio, rovistando nella sporcizia sotto la luce.

Dopo qualche minuto di ricerca infruttuosa, l’uomo chiese: “Dove esattamente hai perso le chiavi?”.

Il tizio indicò dietro di lui, verso la strada buia: “Laggiù, nella mia stessa casa”.

“Allora, perché mai le stai cercando qui?”, chiese il suo compagno incredulo.

“Perché qui c’è più luce che a casa mia”, rispose il tizio.

 

Non fate anche voi così. Accertatevi sempre di cercare la cosa giusta nel posto giusto!

 

Ci sono uomini che sanno quello che vogliono e dove cercare ed altri che non lo sanno, forse perché non vogliono effettivamente niente di certo. Ci sono uomini che si accontentano di quello che hanno trovato e hanno paura di cercare altro, e ce ne sono altri che semplicemente non sanno nemmeno cosa cercare e restano dove sono pur lamentandosi.

Dennis Waitley, consulente per lo sviluppo personale degli astronauti del programma Apollo, sosteneva che l’uomo può essere prigioniero o padrone dei propri pensieri. Possiamo rassegnarci alla mediocrità, oppure sognare di conquistare lo spazio, scoprire il rimedio a una malattia terribile, aiutare i meno fortunati, creare un capolavoro artistico o musicale e, persino, cambiare la storia.

 

La maggior parte di noi finisce con il coincidere con ciò che pensa di sé. Quel che otteniamo è ciò che noi vediamo nel nostro pensiero.

 

Mario Silvano, Amministratore Unico della Silvano Consulting Srl, scrive nel suo libro “Vendita in azione” (ed. il sole 24 ore): “Nel gioco della vita, ho osservato agire sostanzialmente tre diversi tipi di personalità:

 

Gli spettatori. Costituiscono la maggioranza, il loro sguardo è continuamente rivolto alla vita trascorsa, evitano di entrare nell’arena per paura di essere respinti, ridicolizzati o sopraffatti. Preferiscono non mettersi in discussione, infatti non hanno paura soltanto di perdere, ma anche di vincere. La vittoria implica delle responsabilità, soprattutto quella di dare il buon esempio.

 

I perdenti. Sono un gruppo enorme. Sono coloro che pur vivendo relativamente nell’agio e avendo la possibilità di compiere delle scelte autonome, preferiscono replicare dei modelli: spesso si dimostrano critici verso gli altri, ma solo perché li invidiano.

 

I vincenti. Questa minoranza sembra ottenere senza sforzo ciò che vuole dalla vita, in modo del tutto naturale. Le persone vincenti si mettono in discussione, sia nel lavoro sia a casa, nella comunità e nella società. Fissano degli obiettivi e li raggiungono, generando un vantaggio che non è soltanto personale, ma ricade sugli altri.

 

Nell’ultima edizione del libro di Livio Sgarbi “Istruzioni per vincere” (Sperling & Kupfer Editori) si legge:

 

Stabilire degli obiettivi è fondamentale per una serie di motivi:

 

Indirizza il focus mentale. Quando stabiliamo con esattezza l’obiettivo che vogliamo raggiungere attiviamo il SAR del nostro cervello, che darà priorità a tutto ciò che conduce verso l’obiettivo stesso.

Aumenta la motivazione. L’idea di raggiungere la meta prefissata aumenta il desiderio di vittoria e di conseguenza la qualità dell’impegno profuso.

Sfrutta il potere dell’immaginazione creativa. Fissando gli obiettivi la mente crea subito un’immagine di noi che raggiungiamo l’obiettivo, e questo ci aiuta a sfruttare anche il potere dell’anticipazione mentale.

Rappresenta un riferimento. Nei momenti di difficoltà in cui spesso perdiamo “la bussola“, l’obiettivo rappresenta la stella polare, il riferimento verso cui muoversi anche quando il buio e la nebbia confondono le idee.

Aiuta a evitare le distrazioni. Quando abbiamo qualcosa su cui concentrare tutte le nostre risorse risulta quasi automatico non prendere in considerazione le ingerenze esterne.

Permette di monitorare il lavoro. Se conosciamo il punto finale al quale vogliamo arrivare in un determinato periodo di tempo, ci è possibile capire a che punto ci troviamo in qualsiasi momento, e di conseguenza agire in maniera appropriata.

 

Creare un obiettivo serve per comprendere cosa vogliamo veramente, in quanto tempo e con quali forze. Un obiettivo può essere a lungo, medio e a breve termine. Quelli a lungo termine sono quelli che vanno da un anno in su, quelli a medio termine da un mese a un anno, e quelli a breve termine si riferiscono a pochi giorni fino a un massimo di un mese.

Quando pensate ad un obiettivo fatelo senza paure, senza inibizioni o blocchi di qualsiasi genere. Chi vuole raggiungere il cielo deve volare, chi vuole rimanere con i piedi per terra deve accettare che qualcuno sia in grado di toccare le stelle. Quando fissate un obiettivo fantasticate poiché la vostra immaginazione rappresenta anche il vostro desiderio e il vostro desiderio nasconde il vostro obiettivo.

Mi è piaciuta molto la frase che dice: “E’ molto meglio puntare la freccia alla luna e colpire l’aquila, piuttosto che puntare la freccia all’aquila e colpire la roccia”.

Se vi vergognate di dire che il vostro intento è colpire la luna non aspettatevi che lei si avvicini a voi per farsi colpire. Abbiate fiducia in quello che volete. Chi mira in alto qualcosa otterrà. Chi mira ancora più in alto otterrà maggiori soddisfazioni.

 

Quali sono le caratteristiche che dovrà avere un obiettivo?

 

Sempre nel libro di Livio Sgarbi (libro che consiglio di leggere) vengono elencate quattro caratteristiche:

 

Specifico e misurabile. Non basta dire che vuoi abbas­sare i tuoi tempi nei 200 metri, devi specificare di quanto. È inutile dire che vuoi vincere di più, devi spe­cificare che cosa e come vuoi vincere. Questo non per essere pignoli, ma per fornire alla mente un messaggio preciso. Più è preciso e più facile è per la mente co­struire un’immagine definita e dettagliata della perfor­mance richiesta. Abbiamo già affrontato il tema delle immagini mentali per cui sai quanto sia importante poter visualizzare una prestazione.

 

Positivo. L’obiettivo deve essere formulato in positivo. Per esempio invece di dire «non devo sbagliare», ho bisogno di dire «devo fare bene». Invece di «non vo­glio retrocedere» è meglio «voglio totalizzare un deter­minato numero di punti». In sostanza devi evitare di mettere nell’obiettivo ciò che «non vuoi» e concen­trarti invece su ciò che vuoi.

 

Definibile sulla scala dei tempi. Un obiettivo per esse­re efficace deve avere una scadenza. Senza scadenza ci diamo l’opportunità di posticipare il giorno della rea­lizzazione, che alla fine non arriverà mai. Anche le bol­lette del telefono se non avessero una scadenza non verrebbero pagate. Sapere entro quando intendiamo raggiungere l’obiettivo aiuta il nostro sistema nervoso a orientarsi e a operare in maniera più produttiva.

 

Fattibile e motivante. Più l’obiettivo è ambizioso e più risulta motivante. Viceversa, quando l’obiettivo è facil­mente realizzabile, risulta poco entusiasmante. Fattibi­le e motivante significa che devi trovare un giusto equi­librio e assicurarti che l’ambizione non superi i «livelli di guardia».

 

Ricordatevi sempre che per raggiungere un obiettivo implica:

 

costanza

determinazione

responsabilità

ottimismo

creatività

 

ma soprattutto per raggiungere un obiettivo bisogna chiedersi:

 

Perché voglio raggiungere questi obiettivi?

 

Quanto è importante per me raggiungere questi obiettivi?

 

Fatelo sempre anche quando siete convinti di non farcela. Non è facile raggiungere il successo, ma la storia ci ha insegnato che molte persone ce l’hanno fatta. Perché non dovresti farcela anche tu?

 

Scrivi ciò che vuoi ottenere e ricordati di scomporre i tuoi obiettivi in più micro obiettivi a medio o breve termine, in modo da fare le cose con calma e attenzione. Raggiungerai la vetta semplicemente un passo alla volta.

E non dimenticate di sognare. Sognare aiuta la costanza, la determinazione, l’ottimismo, la creatività.

 

Avvicinatevi ai vostri obiettivi in maniera flessibile e domandatevi come gli altri raggiungono i loro. Ma non dimenticate mai un concetto fondamentale: “Non tutto è come sembra!”. Volete un esempio?

 

C’era una volta un guerriero che era considerato un avversario potente e un maestro in tutte le armi, tranne l’arco. Stanco della sua carriera, egli decise di ritirarsi e di trascorrere il resto dei suoi giorni a studiare l’arte del tiro con l’arco. Scoprì un monastero dove insegnavano questa disciplina, e lì passò feli­cemente io anni studiando. Trascorso questo periodo, l’abate si recò da lui e gli disse: "Figlio mio, ti abbiamo insegnato tut­to quello che c’era da sapere sul tiro con l’arco. È tempo che tu ci lasci".

Con il cuore rattristato, il guerriero lasciò il monastero e per qualche tempo vagabondò da solo, finché giunse a quello che era il suo vecchio villaggio. Con sua grande sorpresa, entrando nel villaggio notò un bersaglio su un albero, con una freccia che spuntava direttamente dal centro.

"Chiunque abbia tirato quella freccia deve essere un ottimo tiratore", disse a se stesso il guerriero.

Non era andato molto più in là quando vide un altro bersa­glio, e un altro e un altro ancora, e tutti avevano una freccia nel centro.

Il guerriero decise che doveva sapere chi fosse questo arciere sorprendente, poiché poteva certamente imparare molto da lui. Si rivolse agli anziani e disse: "Chiunque sia questo tiratore, chiedetegli di incontrarmi oggi, tra un’ora. Lo aspetterò vicino al fiume all’estremità del villaggio".

Come era prevedibile, un’ora dopo il guerriero aspettava al fiume. Tuttavia, nessuno venne, tranne una ragazzina che gio­cava sulla riva, che lo notò e gli si avvicinò.

"Sta aspettando qualcuno, signore?", chiese guardandolo. Il guerriero la allontanò: "Vattene ragazzina, vai per la tua strada".

"Ma", continuò la ragazzina, "credevo di poterle essere utile. Vede, mi sembrava come se lei fosse in attesa di qualcuno, e mi era stato detto che anche io dovevo incontrare una persona questo pomeriggio".

Il guerriero la guardò incredulo.

"È vero", disse lui. "Stavo aspettando qualcuno. Sto aspettan­do di incontrare il più grande arciere di questo posto, colui che è responsabile di tutti i colpi perfetti che ho visto in questo vil­laggio".

"Allora questo è un incontro felice", disse la ragazzina, "per­ché io sono la persona che ha fatto tutti quei tiri".

Sempre più sospettoso, l’uomo si chinò e la scrutò.

"Se mi stai dicendo la verità", disse, "raccontami esattamen­te come hai fatto a fare un centro perfetto ogni volta con la tua freccia".

"È facile", disse la ragazzina, "punto il mio arco molto dirit­to, e lascio andare la freccia. Poi, ovunque cada, ci disegno in­torno un bersaglio".

              

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1 Commento a “DOVE VUOI ANDARE?”

    Marco Machiorletti scrive:

    Buongiorno Massimiliano, ti faccio i complimenti per il tuo articolo su un tema che mi appassiona: gli obiettivi! Potresti migliorarlo ancora inserendo un inciso per dare qualche accenno a proposito del SAR, rendendo onore al grande Robbins che non tutti conoscono! Chiaro ed esauriente. Ti ringraziamo per gli spunti! Un caro saluto!


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